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Referendum quali i punti in questione

21 Nov 2016


Il prossimo 4 dicembre gli elettori saranno chiamati alle urne per approvare o respingere le proposte del Referendum, argomento quanto mai attuale e importante per tutti gli Italiani. In effetti si tratta della più rilevante riforma alla nostra Carta costituzionale dal 1° gennaio 1948. Risulta quindi fondamentale conoscere bene i contenuti della riforma per valutare se essi siano nel complesso positivi o negativi. La materia è molto vasta e articolata e si è cercato, di conseguenza di semplificarla il più possibile, nonostante gli aspetti estremamente complicati e tecnici della riforma stessa.

La proposta di riforma costituzionale del governo Renzi modifica più di 40 articoli della Costituzione, e va a incidere su "l'ordinamento della Repubblica", ovvero gli articoli relativi al Parlamento, Presidente della Repubblica, Magistratura, Regioni, Province e Comuni, Governo e Garanzie costituzionali.

Nella scheda elettorale del referendum per la riforma costituzionale approvata dal Parlamento comparirà questo quesito: "Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per…”
 
1.  il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni.
 
2.  la soppressione del Cnel.
 
3.  la revisione del titolo V della parte II della Costituzione.

 
Sistema Bicamerale Il primo punto riguarda al momento il sistema di bicameralismo perfetto, per il quale una legge per poter essere approvata deve essere votata nello stesso identico testo sia dalla Camera che dal Senato. Se al momento dell’approvazione una delle aule propone alcune modifiche, tali modifiche devono essere approvate anche dalla prima aula: se vi sono ulteriori modifiche, il procedimento riparte da capo. Questo meccanismo, la cosiddetta navetta parlamentare, può portare a procedimenti di approvazione delle leggi piuttosto lunghi (ciascuna Camera può modificare per un numero teoricamente illimitato di volte la proposta di legge). La riforma prevede il superamento del bicameralismo perfetto, attraverso un forte ridimensionamento del ruolo del Senato: per esempio, sarà solo la Camera a votare la fiducia al governo. Con la nuova riforma inoltre il numero di senatori si abbassa a 100 (attualmente ne conta 315 eletti dagli aventi diritto con più di 25 anni), più i senatori a vita attualmente nell’esercizio delle proprie funzioni. Successivamente il Presidente della Repubblica potrebbe nominare non più di cinque senatori per altissimi meriti in carica solo per sette anni e rimarrebbero solo gli ex-Presidenti come senatori a vita di diritto. Il nuovo Senato non sarà eletto dal popolo ma avrà, si pensa, una elezione indiretta. La riforma prevede inoltre che a votare il Presidente del Repubblica siano i deputati e i senatori.

CNEL. Al secondo punto attiene la proposta relativa al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, il quale ad oggi è un ente previsto dall’articolo 99 della Costituzione. Dovrebbe avere funzioni consultive e di proposta di leggi, ma da anni è considerato un “ente inutile”, privo di funzioni reali. CNEL e province rimangono sostanzialmente in piedi perché previste dalla Costituzione: la loro eliminazione con legge ordinaria risulterebbe incostituzionale. La riforma Renzi-Boschi, quindi, ha proceduto ad inserire la loro totale eliminazione nel testo di legge di riforma costituzionale.

Titolo V. È quella parte della Costituzione italiana in cui vengono “disegnate” le autonomie locali: comuni, province e regioni. L’attuale struttura delle regioni deriva da una serie di riforme del Titolo V cominciate negli anni Settanta e terminata con la riforma del 2001. Lo scopo di tutte queste riforme, compresa quella del 2001, era dare allo Stato italiano una fisionomia più “federalista”, nella quale i centri di spesa e di decisione si sarebbero spostati dai livelli più alti, lo Stato centrale, a quelli più locali, “avvicinandosi” così ai cittadini. Oggi il referendum proporrebbe il superamento della tripartizione di competenze (Stato – Regione - Provincia), eliminando le competenze concorrenti. In altre parole, la riforma odierna vuole affidare le competenze o allo Stato o alle Regioni – dando molte delle competenze concorrenti allo Stato. Lo spirito è quello centralizzatore, come dimostrato anche dalla clausola di supremazia: se lo Stato centrale ravvisa un interesse pubblico generale su una materia di competenza delle Regioni può richiamare a sé la materia in questione, sottraendola alle Regioni.

di Cristiano Poduti

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