Political Coaching

Non spariamo sulla pianista Raggi, però su Poletti, magari sì

21 Dic 2016


Non spariamo sulla pianista Raggi, al massimo – se proprio ci va di sparare un colpo:
- spariamo a noi stessi se l'abbiamo votata a scatola chiusa o aperta per partito preso, che fa lo stesso; ma si sa che noi elettori eleggiamo con la speranza in corpo;
- spariamo al direttore d'orchestra Beppe Grillo che le ha fatto firmare un contratto con la Casaleggio Associati, invece che con i suoi elettori, la qual cosa è molto vicina ad una sbandata politica, sicché lei non ha chiesto scusa ai suoi elettori ma a lui;
- ai Marra & C. che pare abbiano pensato «sai che è? mo' questa la infinocchiamo facile, con tutti i lacci e lacciuoli con cui è stata (e si è) legata.»
 
Gli spari il ministro Poletti li ha già presi. Le scuse sono una gran cosa, soprattutto quando non si aggiunge: «sono stato frainteso». Ma ce lo spiega con un po' di franchezza come mai le è scappata una battuta simile? Con chi ce l'aveva? Davvero con i giovani? Con quelli del minacciato referendum che spera di rimandare?  
La promessa di praticare un po' di political coaching sulla comunicazione, no? Detto ciò, questi benedetti giovani prima "mammoni", poi "troppo choosy", poi "meglio non averli tra i piedi": passi cornuti, ma pure mazziati. Ma mi faccia il piacere!

di Mario Papadia
 

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