Political Coaching

L'irrequietezza della terra d'Italia

01 Nov 2016

E così ancora una volta la natura si incarica di richiamarci all'unica prospettiva sensata del nostro abitare la Terra, che è quello di considerarci suoi ospiti. Ci comportiamo, invece, considerando noi come suoi proprietari e lei come una inesauribile miniera di risorse oppure come un insensibile ammasso di inerti pietre. Ed invece anno per anno da tempo andiamo sperimentando la precarietà dei suoi beni e le perverse conseguenze delle sue malattie causate da noi.

Il terribile sussultare di questi mesi della porzione di Terra su cui è allocato il nostro paese, tuttavia, prescinde da come noi possiamo averla trattata. È la sua autonoma vitalità che si divincola da costrizioni ed esplode in tremiti la cui potenza scuote e distrugge vite, case, chiese, negozi, alberghi, e quant'altro abbiamo innalzato a nostro rifugio e come espressione della nostra attività.

Il primo pensiero e la preponderante preoccupazione di questo momento sono i nostri concittadini che hanno perduto tutto o quasi tutto, compresa l'appartenenza alla loro comunità, in questo terremoto. Non devono invece perdere né la nostra solidarietà né il diritto di essere oggetto di un impegno sistemico da parte dello Stato e degli organismi intermedi propri del nostro tessuto sociale. Soprattutto non devono perdere il proprio sacrosanto diritto di mantenere l'autodeterminazione di cittadini e di antichi abitanti di questi territorio, nel decidere dove stare e nel contribuire con la propria intraprendenza ed intelligenza alla ricostruzione, interloquendo con lo Stato.

I telegiornali mostrano, insieme con le rovine di borghi che sono il simbolo della più intima e antica civiltà del nostro Paese, – il cuore benedettino da cui l'Europa ha iniziato a rinascere dopo l'invasione barbarica – le mappe delle zone esposte al pericolo costante di terremoti. È impressionante vedere quel lungo serpente di "zona rossa" dilagare attraverso la penisola italiana da cima a fondo, con il grande rigonfiamento di pericolo alla pancia che è l'Italia centrale. La mappa di una crosta terrestre incubatrice di terremoti. Fa ancora più impressione il contrasto tra questa zona di varie sfumature dal rosa al rubino percorrere l'Italia, una parte della Grecia e della Turchia, mentre tutto l'Europa del nord presenta una verdeggiante distesa di visceri stratificati e pacifici della Terra.

Il governo del territorio è un compito che dimostra quanto l'agire politico sia forse l'attività più impegnativa e più onorevole nell'ambito di una collettività umana, perché deve saper sintonizzare tra loro nella pratica le molteplici e complesse scienze che ne determinano le condizioni: dalla fisica alla geologia, all'ingegneria civile, alla storia, all'economia, alla sociologia, alla psicologia, alla capacità di calcolo previsionale, alla solidarietà sociale, all'esercizio della democrazia e del buon governo.
Perciò, accanto alla vitale e costante solidarietà di popolo, sarà necessario che noi Italiani cogliamo questi gravi eventi come un impegno ancora maggiore verso una nuova coscienza-paese, che non dovrebbe rimanere vittima di distinzioni politiche esercitate come se fossero inimicizie reciproche, ma piuttosto come forze convergenti verso l'intelligenza creativa che mill'anni fa queste terre hanno portato alla nostra civiltà.

Il nostro blog

La Mensa di Leonardo