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La società aperta e la tolleranza

05 Gen 2017


A proposito delle discussioni di questi giorni la "Mensa di Leonardo" propone ai suoi lettori alcuni spunti di Karl Popper sul tema della società aperta, della tolleranza e dello Stato democratico. Ogni tanto val la pena ritrovare qualche voce pacata e ferma.
 
«Per società aperta intendo una forma di vita sociale, ed i valori che vengono tradizionalmente coltivati in quella vita sociale, quali la libertà, la tolleranza, la giustizia, la libera ricerca del cittadino della conoscenza, il suo diritto a diffonderla, la sua libera scelta di valori e di fedi, e la sua ricerca della felicità. Per Stato democratico, invece, intendo un insieme d'istituzioni, quali una costituzione, un diritto civile e penale, organi legislativi ed esecutivi, quali il governo e le regole attraverso le quali viene eletto; i tribunali, il servizio civile, gli organi di sanità pubblica, di difesa, ecc.
 
«Vorrei proporre, qui, la tesi che l'idea di una società libera ed aperta implica l'esigenza che lo Stato debba esistere a vantaggio dell'individuo umano: a utilità dei suoi liberi cittadini e della loro vita sociale, cioè a utilità della società libera; e non il contrario. Ciò implica che dovremmo stabilire la funzione dello Stato come quella di servire e proteggere la libera società dei suoi cittadini. È una funzione importantissima; ed in una società libera allo Stato non deve essere mai consentito di oltrepassare in qualsiasi seria misura i limiti di questa funzione.
 
«Il membro di una società libera e cittadino di un libero Stato ha certamente un dovere di lealtà verso lo Stato, perché l'esistenza dello Stato è essenziale per la continuità della società, ed egli servirà lo Stato al momento del bisogno. E tuttavia è suo dovere unire a questa lealtà anche un certo grado di vigilanza, e addirittura un certo grado di diffidenza nei confronti dello Stato e dei suoi funzionari; è suo dovere sorvegliare e vigilare che lo Stato non oltrepassi i limiti delle sue legittime funzioni. Le istituzioni dello Stato, infatti, hanno una loro forza, e dove c'è forza c'è sempre il pericolo di un suo abuso – ed un pericolo per la libertà. Ogni potere tende a trincerarsi, ed a corrompere; e, come ultima risorsa, soltanto la tradizione di una società libera – che include una tradizione di vigilanza quasi gelosa da parte dei suoi cittadini – può equilibrare il potere dello Stato attraverso quelle verifiche e quei controlli dai quali dipende ogni libertà.
 
«Vediamo quindi che, politicamente, una società aperta è sempre e necessariamente in una posizione altamente precaria. Ha bisogno, infatti, di un governo forte, ma non eccessivamente forte; ha bisogno di una specie di equilibrio intrinsecamente instabile. Non sorprende che poche società abbiano raggiunto la soluzione di questo complicato problema. Ciò di cui si ha bisogno è una specie di azione politica, per così dire, sul filo del rasoio, ed il sistema d'istituzioni politiche progettate per realizzare una simile prospettiva viene quindi definito, abbastanza appropriatamente, come un sistema di checks and balances, che viene anche chiamato "democrazia".
 
«Mi sembra di massima importanza, per una società libera, che la democrazia debba vedersi per quello che è: che debba essere intesa senza essere idealizzata. E mi sembra particolarmente importante rendersi conto che, di regola, la democrazia funzionerà abbastanza bene in una società che dia valore alla libertà e alla tolleranza, ma non in una società che non comprenda tali valori. La democrazia, cioè il voto di maggioranza, può contribuire a preservare la libertà, ma non può mai creare la libertà se il singolo cittadino non la ha a cuore.»
 
Karl Popper, La società aperta e lo Stato democratico, in: Dopo la società aperta, Editore Armando
 

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