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La polivalenza del 'sì' e del 'no'

23 Nov 2016

Alla luce del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, vogliamo provare a soffermarci e riflettere sulla polivalenza del "sì" e del "no" da un punto di vista psico-sociale. Per questo partiamo dalla definizione di assertività, come abilità sociale e stile comunicativo.
 
Una persona assertiva o che adotta un comportamento assertivo è capace di esprimere le proprie opinioni ed emozioni, in maniera adeguata e coerente al contesto nel quale si trova. Fa valere i propri diritti ma allo stesso tempo presta attenzione alle esigenze degli altri, ne rispetta le idee anche se non le condivide. Comunica le sue anche quando sono diverse dalla maggioranza e lo fa sempre in maniera chiara e priva di ambiguità. Se non comprende il motivo di certi comportamenti ne chiede spiegazione. Si fida delle proprie capacità perciò sceglie sempre in maniera totalmente autonoma. Infine riesce a lavorare in gruppo, costruendo un buon rapporto con tutti i suoi membri.

Una persona assertiva non è passiva. Di conseguenza se dice "sì" non è per compiacere il prossimo, nè per timore o difficoltà ad opporsi agli altri.
Allo stesso tempo chi è assertivo non è aggressivo. Quindi se dice "no" lo fa senza collera od ostilità, e non utilizza comportamenti coercitivi o distruttivi.
Naturalmente come tutte le abilità sociali, l’assertività si apprende attraverso continue esperienze relazionali, quindi è possibile svilupparla e potenziarla anche in età adulta.
 
Detto questo, è più facile comprendere quante sfumature di significato possano esserci dietro l'utilizzo di questi due avverbi, oltre a variare da persona a persona.
 
In generale utilizziamo il "no" per opporci, rinunciare a qualcosa, proibire, negare, rifiutare qualcos'altro: no alla violenza, al razzismo, all'omofobia, al sessismo ma anche il "no" del genitore al capriccio e i "no" che fanno crescere il bambino. È un avverbio negativo che potrebbe nascondere un sintomo come quello dell'ansia sociale o della depressione. Quindi un "no" alla vita, per proteggersi dalle delusioni, dai rischi e dalle paure. Un "no" che immobilizza, non progredisce, nè lascia andare. Impedisce il cambiamento, evitando rischi e responsabilità. Se dovessimo associare questo avverbio a dei simboli probabilmente a qualcuno verrebbe in mente un muro o una fortezza, a qualcun altro magari un forcone, visti i tempi, oppure un cartello di diveto d'accesso.
 
In generale utilizziamo il "sì" per approvare, acconsentire, dare il via libera, assecondare, accogliere qualcuno o il suo consiglio. Il "sì" indica una certa disponibilità, ammette un desiderio o un errore. Un "sì" viene detto da una coppia all'altare, può sostenere, apprezzare, dirsi daccordo con qualcuno, pronunciarsi a favore di qualcun altro, condividere l'opinione e quindi convalidarla. Ma un avverbio così positivo potrebbe anche possedere un significato spiacevole se letto ad esempio come un giudizio di colpevolezza. Un "sì" potrebbe essere sconveniente se detto alla persona sbagliata, rischioso, sfacciato, arrogante e nascondere addirittura una bugia. Allo stesso tempo il "sì" è anche coraggioso, pronto, tranquillizzante. Un'affermazione senza dubbio, di cosa certa, incoraggiante. Esatta, chiara, sicura.
 
Allora, quando diciamo "sì" o "no" lo facciamo con obiettività? Magari siamo influenzati dall'opinione di qualcuno di cui ci fidiamo o al contrario siamo pieni di pregiudizi. Prendiamo una decisione piuttosto che un altra perché ci fa comodo o pensiamo anche alla collettività? Lo facciamo perché siamo costretti dagli eventi avversi o in realtà siamo indifferenti a tutto? Difficile, dare una risposta. Ma vale la pena provarci.
 
In Democrazia abbiamo il diritto, infinitamente prezioso, di esprimere o negare il nostro consenso. È così importante che da questo dipende non solo il nostro futuro ma anche quello del nostro vicino, del giornalaio sotto casa e del collega di lavoro. Il futuro dei nostri figli e forse anche quello dei nostri nipoti. Quando usiamo uno di questi avverbi nel linguaggio comune quasi non ce ne rendiamo conto ma se lo facciamo come cittadini, popolo di una Nazione, ne facciamo la storia. Perciò andiamo a votare, che sia un "sì" oppure un "no". Facciamolo con coscienza e senso di responsabilità, personale e collettiva.

di Sara De Deo

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