Political Coaching

La competenza dell'agire politico

18 Mag 2016


Tra le competenze necessarie ad esercitare l'azione politica esiste anche quella della "sensibilità" alle procedure della scienza. Non si può essere in grado di esercitare con competenza questa professione senza possedere, o almeno sapere che esistano, concetti come la probabilità, o che qualsiasi scelta in una società complessa comporta necessariamente anche il rischio e quali fattori contribuiscano a definire il concetto di rischio.  È possibile - per esempio - una organizzazione economica, per quanto relegata alla dimensione del virtuale, a rischio zero? È possibile prescindere dai parametri scientifici e nello stesso tempo fare i conti con l'influenza sull'opinione pubblica delle credenze, cognitive ed emotive, fra le quali non marginale è quella del complotto e dei "poteri occulti"? 

L'azione politica, fra le attività umane, è forse quella che più esige lungimiranza e senso delle cause e degli effetti, e nello stesso tempo quella che più si deve "sporcare le scarpe" nel "fango" del presente immediato. Essa deve governare la realtà nelle sue molteplici dimensioni, nella quale già si esercitano altrettanto molteplici scienze e arti con i loro verificati criteri sperimentali,  e che implicano non meno molteplici e spesso contradditori bisogni degli uomini governati e delle cose governate. Perciò è forse l'arte più nobile che  l'essere umano socializzato possa esercitare, giacché il governo degli uomini liberi comporta una "competenza antropologica" che comprende se stessi e gli altri .

Ascoltavo ieri (17 maggio) il cardinal Bagnasco asserire con deciso cipiglio che certamente alla legge Cirinnà sulle unioni civili seguirà l'utero in affitto e la pratica barbara della tratta delle gravide. Ecco, sono parole che un "profeta" si può permettere. Lui dà per certo ciò che la legge del nostro Stato probisce. Non costa nulla tuonare e profetizzare. Costa governare, come sarebbe stato se, per esempio, avesse chiesto il diritto all'obiezione di coscienza, oppure avesse solidarizzato con la legge italiana che proibisce l'utero in affitto, eccetera. 
Ho assitito in televisione ai funerali di Gianroberto Casaleggio, un audace e fortunato (ma ognuno è "faber fortunae suae") innovatore. Le persone che lo amavano, all'uscita della bara per l'ultimo viaggio, nell'accompagnarlo con l'applauso dell'ammirazione ritmavano "onestà, onestà", una testimonianza verso la bandiera di un uomo. Eppure, pur essendo un altissimo pregio, di cui oggi ci si rammarica l'eclisse,  anch'esso non basta a governare, perché il governo della cosa pubblica non si limita - sebbene lo comprenda - all'esercizio pubblico dell'onestà.

Anche oggi, nonostante la nostra attenzione sia continuamente richiamata a questo comportamento virtuoso, l'onestà non è la competenza specifica dell'agire politico, bensì una delle condizioni. Come dire che la condizione della bicicletta è che le gomme siano gonfie, ma la sua "competenza"  è di avere le due ruote, i pedali muniti della catena di trasmissione e una sella per poggiarsi comodamente.  È quanto va augurato per la rinascita del nostro Stato: una biciletta per pedalare liberamente in città.

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