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Il referendum delle comiche

09 Ott 2016

di Mario Papadia

Prima il Presidente del Consiglio minaccia che se vince il No, lui se ne va. Ma che c'azzeccava? Ha ritirato la promessa. Speriamo che se lo ricordi. Poi faccia come vuole.
 
Quelli del No, guidati adesso dal sindaco-ombra di Roma Grillo, ricorrono al TAR perché la domanda sarebbe formulata in modo ingannevole. E passi in cavalleria che quel quesito sia stato approvato dalla suprema corte della Cassazione. Tanto chi ci crede che in Italia ci sia una logica nelle persone serie. Tribunale Amministrativo del Lazio versus Cassazione: 1 a 0. Qualcuno ha puntato?
 
Quelli del Sì hanno finalmente imbarcato Roberto Benigni, il comico nazionale della panzana della "costituzione più bella del mondo", che si era proposto come capo del No, ma poi il posto glielo ha fregato Grillo, o forse chissà che; insomma si è pentito, e tutti hanno diritto di pentirsi.
 
Il professor Gustavo Zagrebelsky fa il suo bel dibattito in tv, un po' con la puzza sotto il naso, però comunque in punta di filosofia giuridica, poi esce e parlando dell'interlocutore in sostanza dichiara: oddio la sopportazione di dover discutere con uno che non ci capisce. Insomma: "io so' io, e voi..."
 
E infine questo referendum stesso. Dopo sei - dico sei - passaggi in Parlamento. Ma c'era bisogno? E che ci sta a fare il Parlamento? Però, sai, lo chiede la Costituzione più bella del mondo. Ci mancava un santino: la santa Costituzione. Ed eccolo pronto per il referendum. E già sento l'aria respirata ai tempi di quand'ero ragazzino, e chi votava comunista era dalla parte del diavolo.
 
Ma lasciateci votare in pace con la nostra testa.

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