Political Coaching

I franchi odiatori dei social e la forza della credenza della gogna

10 Feb 2020

La vicenda triste dell'agente della Polizia municipale di Palazzolo, nella provincia di Brescia. Si è tolto la vita sparandosi con la pistola di ordinanza. Un uomo che riveste una funzione pubblica, conosciuto tuttavia anche per l'impegno civico, parcheggia l'auto della Polizia in un posto riservato ai disabili, a Bergamo. Un signore, che difende i diritti dei disabili non sempre rispettati dagli automobilisti, fotografa l'abuso, lo posta sui social.
Lui forse non lo sa, o forse non ci pensa, o non crede necessario andare dalla Polizia a denunciare l'abuso. Fatto sta che dalla denuncia alla gogna sui social il passo pare essere - putroppo - fin troppo breve. 

L'agente ammette lo sbaglio, si scusa, si multa, sottoscrive una piccola donazione per l'associazione dei disabili, ma la valanga non si ferma. Tutto questo non ferma la social-gogna perché nessuna ragionevolezza può fermare la sua energia di valanga, a meno che non venga bloccata da chi ha il potere di gestione dell'algoritmo.
E il vigile si ammazza, travolto dalla vergogna, qualsiasi siano le sue altre private ragioni per questo gesto estremo e terribile.
Perché il popolino si scatena senza remora alcuna e così tanto di fronte alla gogna? (Cosa che il potere politico ha sempre saputo e usato). Che cosa la rende una potente attrattiva al giudizio sommario, autonoma da ogni capacità di riflessione circostanziata? Che cosa fa sì che alcuni umani si accaniscano nell'esaltare la vergogna altrui?

A me pare che questo comportamento sia l'espressione di una delle varie primitività funzionali della mente umana. Qualcosa di simile avviene, per esempio, nella tortura dove la credenza (o bias , come scrivono i neuroscienziati) che si traduce nel giudizio "più gli fai dolore più lo avvicini alla verità", come se il dolore fosse la levatrice della verità, mentre il poveraccio desidera solo sottrarsi al tormento e perciò dirà quello che il torturatore si aspetta.
Nella gogna funziona un altro cortocircuito primitivo che afferma: "quello che si vede è l'unica cosa che c'è", come scrive il neuroscianziato Daniel Kahneman, ovvero: poiché ha compiuto quel dato atto, la persona diventa l'atto, e quindi il male assoluto. La parte più arcaica del cervello umano cerca sempre di appropriarsi degli errori altrui trsformandoli appunto in male assoluto perché conosce solo la paleolitica logica duale manichea. Mentre, quando si tratta dei propri errori, il cervello di colui ne è responsabile, stando nei propri panni, trova sempre delle buone ragioni per assolversi.

I social, quindi, come avviene sempre per tutte le invenzioni umane, è una opportunità di evolvere tanto quanto di ribadire i nostri lati peggiori. Che buon pro ci faccia.    

Immagini

Il nostro blog

La Mensa di Leonardo