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Davos: inclusione, e belle parole

18 Gen 2017


A Davos, in Svizzera, politici, imprenditori, economisti, protagonisti dell'automazione tecnologica e del giornalismo su scala globale, si incontrano per il loro annuale appuntamento detto del World Economic Forum.
 
Succo di questo prestigioso incontro, che vede per la prima volta in prima fila il premier cinese ma non Trump, sono temi di portata mondiale,  su cui si diranno importanti parole a rimorchio della realtà che nel frattempo va in direzione imprevedibili e impredicibili. Comunque, si parlerà di revisione di alcuni aspetti del capitalismo, di rafforzamento della crescita mondiale, di inclusione, di sviluppo in frenata dei nuovi mercati, e di capacità di cogliere tutto il potenziale della quarta rivoluzione industriale.
 
Il capitalismo è sotto accusa, perché, come scrive il rapporto preparato per il Forum dalla Ong Oxfam, ha favorito "la concentrazione indecente della ricchezza" per cui otto miliardari al mondo detengono la stessa ricchezza netta (426 miliardi di dollari) di 3,6 miliardi di persone, che è la cifra di metà della popolazione più povera del globo; e ancora: il divario crescente tra ricchi e poveri, si materializza nella constatazione che sette persone su dieci vivono in paesi dove la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi 30 anni fino al punto che il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, mentre quello dell’1% più ricco di 11.800 dollari.
 
Si discuterà di "inclusione" dunque, mentre il mondo corre invece veloce verso l'esclusione. Sembra essere preso dalla febbre di uscire da qualcosa, o di fermare qualcosa o qualcuno; anche coloro che sembrano battersi per l'inclusione, manovrano sì da includere con una mano ed escludere con l'altra. Inclusione è la parola giusta? Presuppone più un club, una tessera e delle condizioni per entrare. Sarà davvero questa la soluzione globale?
 
Una prospettiva che potrebbe rendere ancora più imprevedibile lo sviluppo economico globale e far entrare in crisi molti paesi del "club" è la quarta rivoluzione industriale, che riguarderebbe le innovazioni tecnologiche; un numero sempre più grande di esseri umani potrebbero essere facilmente sostituiti macchine nel proprio posto di lavoro. Quali gli effetti sui redditi e sull’uguaglianza di genere? Potrebbe venirne una specie di stagnazione secolare ovvero un rallentamento anche nel lungo termine della crescita delle economie più ricche? Ed ecco allora la prospettiva non dell'inclusione, ma del suo opposto: che i più ricchi continueranno ad accumulare ricchezza perché investiranno su macchine e non su umani lavoratori; e investire su macchine equivale a risparmiare.

di Mario Papadia
 

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